In questi mesi di silenzio la famiglia s'è allargata. Dopo
ha dato asilo ad altri due profughi marchiati dal segno della sventura...
Il primo ad arrivare è stato il mio micio. L'avevo lasciato alla mia sorellina per farle compagnia e tenerla d'occhio, lui ultimo adulto rimasto in quella casa. O forse unico adulto che mai vi abbia abitato.
, mia madre l'ha buttato fuori di casa perché le ricordava troppo la piccola. Quanto meno ha avuto la decenza di comunicarmi lo sfratto, ed io, che non sembra ma sono la persona più buona e dolce del mondo, sono corsa a recuperarlo prima che venisse adottato dal paraurti di un'auto.
Poco dopo è arrivata anche Anita. Bella, piccola (in termini fisici), e perfetta per completare il trio...
Questo piccolo preambolo solo per introdurvi a una presentazione più esauriente della nostra nuova coinquilina, che ho postato qualche giorno fa in un sito di pessima fama. Luogo che fa quindi tanto pandan con la vostra Satin, e dove mi sono lasciata andare a qualche lincenza poetica e sono stata un po' più diretta del solito. Siete quindi avvisati, cliccate a vostro rischio e pericolo...
Pompini. Era quella l'occupazione principale di Enrica. Tutti sapevano che era più facile trovarla sotto (o sopra) la scrivania del direttore che nel proprio ufficio. Aveva cominciato a 19 anni, facendosi sbattere dal vecchio direttore, e ora, alla soglia dei 40, non era cambiato nulla, se non il nome del suo capo.
Era ben pagata per essere solo una segretaria, e poi la sua posizione le dava un certo potere. I colleghi e le colleghe parlavano spesso male di lei, ma sapevano che una sua parola al direttore sarebbe bastata a fargli perdere il posto o quanto meno a troncare loro ogni speranza di carriera.
Alta appena un metro e sessanta, ben fatta, i capelli biondi alle spalle, il seno morbido e florido, e un paio di occhiali dalla montatura sottile. Non era certo giovanissima, ma sapeva valorizzare il proprio corpo ancora tonico di cui il sedere era pezzo forte. Sulla scrivania una foto del marito a cui tutto sommato voleva bene, e una della figlia Alice che adorava.
Ultimamente il passatempo preferito da Enrica, quando non era intenta a prenderlo dal capo, consisteva nello sfruttare e maltrattare i due co.co.pro e la stagista arrivati poco più di tre mesi prima a breve distanza gli uni dall'altra. Fabio, il primo dei due precari era un bel ragazzo, e forse per questo non lo trattava troppo male. Si divertiva a punzecchiarlo e solo ogni tanto lo usava come uomo di fatica o gli passava parte del proprio lavoro. Anita invece, molto bella e soprattutto intraprendente la preoccupava un po', ma era sicura che se anche il capo avesse deciso di giocare con il bel culetto della nuova arrivata, non avrebbe certo messo da parte lei quel maiale.
Il più sfigato dei tre era Davide. Timido e un po' cicciottello era il bersaglio prediletto delle sue umiliazioni e il più arrendevole quando si trattava di fare al posto suo il lavoro di segreteria, che nessuno dei tre neolaureati era in realtà tenuto a fare. Un paio di volte Davide era scappato in bagno con gli occhi lucidi e lei era scoppiata a ridere mentre Fabio la fulminava con lo sguardo.
Ieri per l'ennesima volta, dovendo andare a prendere parecchio materiale nel magazzino al piano interrato, anziché farsi mandare qualcuno dalla portineria Enrica era passata a chiamare Fabio e Davide perché l'accompagnassero. Ma Fabio era sparito, così come Anita.
“Dove sono andati ciccio?” si rivolse a Davide.
“Non lo so, mi spiace, io...”
“Lascia perdere tontolone, tanto lo so che la ragazza ha trovato un bel divertimento. E in fondo non le do torto... ma se li trovo sarà peggio per loro. 'sti maiali!” Sogghignò. “Adesso tu vieni con me.” E prendendolo per un orecchio, prima che lui potesse alzarsi da solo lo trascinò fino all'ascensore fra gli sguardi divertiti dei colleghi e qualche sghignazzo.
Scesi nel magazzino procedettero al buio fino agl'interruttori, dopodiché alla fioca luce dei neon proseguirono lungo i corridoi che conducevano all'area riservata al loro settore.
Arrivati davanti alla porta Enrica notò filtrare la luce interna già accesa, e subito dopo si rese conto dei mugolii che provenivano dall'interno. Immediatamente pensò stuzzicata a Fabio ed Anita.
“Ecco dove sono i tuoi amici. Beh, forse non dovrai fare tutto il lavoro da solo. Sempre che sappiano pregarmi abbastanza bene da farmi mantenere il loro segreto. Un'idea su come potrebbe Fabio ce l'avrei...” La voce le si mozzò in gola quando sentì la mano di Davide stringersi come una morsa intorno al suo braccio mentre con l'altra apriva la porta.
“Entra puttana.” Allibita dal tono deciso di quel pappamolle non trovò subito la forza di ribattere, e un attimo dopo precipitò in uno stato di paura e sorpresa ancora maggiore.
Dentro la stanza Anita aveva effettivamente il membro duro di Fabio in mano e lo masturbava quasi con noncuranza. Ma i mugolii provenivano da un piccolo televisore appoggiato sopra una pila di scatoloni.
“Ben arrivati.” Salutò Fabio. “Anche se in un certo senso tu eri già qui bella maialina.”
“Ma... cosa... come ti...” Davide la trascinò davanti al televisore con forza, facendole male.
“Guarda, troia”
Nel video vide l'ufficio del capo con lui di spalle che la sbatteva con forza sulla scrivania. Lei mugolava di piacere e stringendolo con le gambe intorno alla vita fino a far sfiorare i tacchi degli stivali lo pregava di dargliene ancora.
Enrica rabbiosa cercò di divincolarsi, ma Davide la strinse a se da dietro bloccandola con facilità. Iniziò a palparle un seno da sopra la camicetta, mentre i movimenti inutili di lei servirono soltanto a risvegliare nel ragazzo un'erezione di cui ben presto lei si accorse. Sentì un fitta al basso ventre ed ebbe davvero paura. Iniziò a piangere in silenzio.
“Dai mammina non fare così, vedrai che ci divertiamo.” Così dicendo Anita lasciò il membro duro di Fabio e si avvicinò ad Enrica accarezzandole il viso e asciugandole una lacrima. Poi le stampò un bacio sulle labbra, riuscendo a schiuderle appena e a infilarle un pezzetto di lingua.
“Mordila e ti riempio di calci.” aggiunse Fabio divertito.
“Ti piace il mio sapore mammina? Guarda che non è solo mio. Vi aspettavamo da un po', così per non annoiarci abbiamo iniziato a giocare. Non preoccuparti comunque, ce n'è ancora.” Indicò il membro di Fabio. “E poi devi scusarti con Davide.”
“Dai vieni ad assaggiare.” La invitò Fabio.
“Siete dei bastardi! Vi denuncio!”
“Certo Enrica, così tutti, compresi tuo marito e tua figlia, sapranno qual era la tua principale occupazione al lavoro.”
“Bastardi! Bastardi!” Ripeté la donna due volte mentre Davide la faceva inginocchiare forzosamente.
“Tra gente della stessa specie ci si riconosce tesoro.” Aggiunse Anita.
“Ma poi non siano così cattivi, o almeno lo siamo solo con chi se lo merita, non come qualcuna che ci ha trattato come merde senza motivo, solo per divertirsi e per sfogare la propria frustrazione di segretaria puttana.” Spiegò Fabio.
“Ah... tieni presente mammina” La apostrofò Anita mentre continuava ad accarezzarle il viso e i capelli. “che non solo la storia diventerebbe pubblica se ci denunci, ma che soprattutto, una mia cara amica ha delle copie del video, e sa dove trovare la tua bella Alice per consegnargliene una. Sai, visto quello che scrivono i giornali è bene che veda direttamente con i suoi occhi... non vorremmo che si facesse un'idea sbagliata della mamma...”
Enrica abbassò lo sguardo disperata e rassegnata. Le parole di Anita, pronunciate in modo così dolce e benevolo le echeggiavano nella testa miste ai gemiti che ancora provenivano dal televisore. Solo quando Fabio spense il televisore di colpo lei tornò alla realtà e vedendolo avvicinare il membro ancora duro al viso chiuse gli occhi e abbassò di nuovo la faccia. Poi le parole di Davide anticiparono il suo pensiero latente.
“Non avevi detto che avresti saputo tu cosa farci?”
Un brivido le corse lungo la spina dorsale, mentre Anita le solcava la guancia con la lingua e le mani di Davide giocavano con i suoi seni, ora senza la cattiveria di prima. La tensione si sciolse di colpo, e mentre la paura spariva, la vescia le si svuotò incontrollata. La pipì trattenuta dal perizoma ormai inzuppato, le colò lungo le cosce bagnando le autoreggenti che tanto piacevano al capo e allargandosi sul pavimento appena raggiunte le ginocchia.
Prima che potesse sentirsi in imbarazzo Anita la rassicurò con parole dolci che non era successo niente, anzi, che a lei eccitava un po', dopodiché la baciò sulle labbra che questa volta si schiusero subito. Dopo il bacio fu Enrica ad avvicinarsi il membro di Fabio alla bocca cominciando a leccarlo.
Eccitata come da tanto non le accadeva lo prendeva in bocca e lo succhiava con gusto mentre con le unghie curate stuzzicava le palle. Lungo e abbastanza grosso, la cappella gonfia come piaceva a lei, si aggrappò alle sue natiche e se lo fece sparire fra le labbra.
Poco dopo vide avvicinarsi Davide che le porgeva il proprio e iniziò a masturbarli contemporaneamente con le mani, mentre la lingua passava dall'uno all'atro. Più corto ma più grosso, quello di Davide non tardò ad esploderle sul viso, mentre quello di Fabio, già venuto una volta solo per Anita, ci mise qualche minuto in più. Un po' di sperma le era scivolato fra i seni, sotto la camicetta, mentre quasi tutto era riuscita ad assaporarlo. Allora Anita, dopo averle aperto la camicetta e sganciato il reggiseno raccolse con la lingua le gocce perdute sul corpo di Enrica, e subito dopo si concentrò sui capezzoli turgidi. Era la prima volta che Enrica andava con una donna, ma senza pensarci sfilò la maglietta alla ragazza e prese a restituirle il piacere.
Dopo un po' Fabio la prese in braccio, e rovesciatala su un mucchio di pluriballs le tolse la gonna e il perizoma bagnati di pipì iniziando a leccarla. Quasi subito il sapore della pipì fu sovrastato da quello del piacere di Enrica. A quel punto Fabio le scivolò dentro e cominciò a pomparla. Davide le porse il membro di nuovo duro e prese che lei riprese a masturbare , mentre i colpi di Fabio le strappavano sospiri di piacere. Anita si spogliò completamente e quella visione, anziché invidia, questa volta le ispirò solo desiderio. Desiderio che la ragazza accontentò subito inginocchiandosi sopra il viso della donna e lasciando che la bocca di lei questa volta suggesse quel nettare che fino ad allora aveva assaggiato solo da se stessa. Imparò presto a far scivolare la lingua fra le pieghe del sesso eccitato della ragazza, mordicchiando e succhiando il clitoride o penetrandola con la lingua.
L'odore del sesso riempiva l'aria stantia del magazzino e il nylon strusciava sotto il corpo eccitato di Enrica. Quando Fabio le esplose dentro lei aveva già goduto due volte e il liquido caldo che la invadeva le regalò il terzo orgasmo.
Fabio stanco si abbandonò sdraiato sul pluriballs. Anita, si tolse dal viso della donna e prima che il membro del ragazzo potesse rilassarsi iniziò a giocarci, dopodiché salì a cavalcioni sull'amico e se lo fece scivolare dentro il sesso bagnato iniziando a cavalcarlo.
Contemporaneamente Davide aveva preso possesso della donna e, a lungo masturbato, appena stretto dalle contrazioni della vagina esausta venne anch'egli dentro di lei. Un attimo dopo, non pago, la fece voltare e mettere carponi bagnandole il buchino stretto del sedere con un po' di saliva e, dilatatolo appena con le dita, la penetrò. Nonostante fosse entrato piano, il grosso membro le strappò qualche gridolino di dolore qualche “no”, ma dopo pochi secondi il ragazzo già ben lubrificato si muoveva veloce dentro Enrica, che pregava con parole sconnesse di poterne avere ancora.
La mia cara e ingorda Anita purtroppo, nonostante la cavalcata che sfinì Fabio, fu soddisfatta ma non sazia. Così, mentre mi raccontava questa storia ho provveduto a coccolarla a modo mio, che già mi ero abbastanza eccitata guardando il video di Enrica e del loro capo. Per quanto riguarda quest'ultima invece, pare che non sporgerà denuncia e che sia diventata molto più accomodante. In particolar modo, sembra che sia molto desiderosa di tornare in magazzino con Anita, Fabio e soprattutto Davide.
Come si dice, tutto è bene quel che non finisce... anche se io, “la cara amica” di Anita, il video ad Alice l'avrei portato lo stesso, magari avremmo scoperto che somiglia alla mamma.