martedì, 20 gennaio 2009

Quando è morta mia sorella stavo mangiando sushi

Quando è morta mia sorella stavo mangiando sushi... in casa, con Anita, che non viveva ancora con noi. Le sue dita a sfiorare il mio corpo. Un bicchiere di vino bianco, fresco, e le sue carezze fra le mie cosce divaricate. La sua lingua a stuzzicarmi i capezzoli, poi le sue labbra che li stringono e li tormentano, morbidi ma turgidi e compatti come quei bocconcini di pesce e riso che gusto lentamente lasciando che il loro sapore mi invada. Mentre le dita di Anita cominciano ad entrare dentro di me, a frugarmi piano. Fino a farmi implorare. A pregarla di scoparmi davvero. Come un uomo. Meglio di un uomo.

Quando lei si schiantava al suolo io forse godevo per le carezze del mio piccolo elfo, che ti guarda col suo visino d’angelo, mentre il ventre si contrae per il piacere come uno strumento musicale che lei suona con pazienza e maestria.

Ci pensavo questa sera. Sera fredda, riscaldata dagli amici, da tanto vino e di nuovo dal sushi. Forse per questo che ci penso più del solito e l’incipit mi viene meglio. Ne scrivo solo se riesco a scriverne in modo decente. E decido da sola quando le parole sono quelle giuste. Devono fluire come miele. Il miele che bagnava le mie labbra dischiuse mentre i baci di Anita continuavano a stuzzicarle senza posa, e i suoi occhi si alzavano appena per guardarmi con tenerezza e desiderio.

Stasera ci sono anche Anto che non lavora, Jack e alcuni amici tutto sommato normali rispetto a noi quattro. Forse per questo che due di loro partiranno fra pochi mesi, quando il contratto di lui scadrà e lei mollerà il posto al call-center rinnovato ogni tre mesi. A Parigi con una dozzina di euro mangiavamo sushi fino a star male, e non per una presunta dubbia qualità del pesce. Qui per togliermi la voglia devo spendere il guadagno di una sera di lavoro… o quasi. Penso ai cimiteri di Parigi, che mi mancano tanto. E alla tomba della mia sorellina, che mi manca tanto.

Il corpo l’ho visto dopo. Leggendo e rileggendo il suo messaggio in macchina con Anita, mentre provavo a richiamare il cellulare ormai morto insieme a lei, pensavo ad una semplice fuga. Quella sera era da mio padre, con la stronza. Ma quando ho visto la macchina distrutta e ho sentito le prime voci dei passanti parlare di suicidio, non mi sono stupita. Ho insistito per vederla, poi siamo andate via. Prima che potessero chiedermi ottusamente perché l’aveva fatto. E perché io faccio tutto questo...


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Era una maschera di sangue. Le schegge di vetro nella carne e alcune ossa del suo corpo magro, sempre più magro, spezzate in posizioni innaturali. Solo le mutandine e una canottiera sottile. Avrei voluto osservarla più a lungo, ma ho sentito la voce arrochita di mio padre e quella stridula della sua fidanzata che urlavano disperazione e mi sono dileguata. Era ancora bellissima. E pensandola sono annegata sul fondo di innumerevoli bicchieri. Ricordo solo Jack che mi mette a letto portandomi in braccio e spogliandomi con dolcezza. L’unica volta che mi ha spogliata e basta.

In tv passa uno stralcio dell’incoronazione del re nero intriso di religione e buoni sentimenti. Una domenica delle palme all’americana. Ma chi finirà sulla croce?

Io non credo che partirò mai. Penso sia una forma di masochismo. In fondo mi piace scivolare in questo fango. Fra fiotti di sangue e di vomito. Quello che buttai fuori la mattina dopo. Acido di rum, di birra e di tequila. Quello in cui la mia sorellina si rifugiava cercando la perfezione. Buttando fuori insieme al cibo, tutto ciò che la opprimeva dentro. Cercando di scappare da un corpo e da una vita pesanti come un incubo.  Finché la sua dea non l’ha chiamata a sé.

Io... noi... un dio o una dea non ce li abbiamo nemmeno più. Non crediamo a nulla. E guardiamo la processione in tv. Ely mi manca tanto. Accoccolata sul divano scrivo sul portatile. Il bicchiere in mano, scambio parole con gli altri, e ascolto il racconto della barzelletta sui campi di concentramento che non sentivo dai tempi delle elementari, e che ovviamente allora non capivo nel suo orrore.

Nonostante tutto, subito faccio fatica a crederci. Poi penso che la sua platea avrà anche riso. Che è l’uomo giusto al comando per un paese come il nostro. A ognuno il suo. E noi brindiamo, augurando il peggio a lui e a tutti gli altri.

martedì, 13 gennaio 2009

Corpi

Corpi di ragazze che si agitano svestite. And I know you want it, it’s easy to see. And in the back of your mind, I know you should be fuck me. Corpi plastificati di vecchi padroni. Pelle liscia, rughe spianante e attaccatura dei capelli troppo perfetta per essere vera. Come un omino del Lego, quelli che avevo da bambina, senza espressione. Anche la statura è quella. I bambini di Gaza massacrati per auto-difesa. La presentatrice rifatta in un abitino di lamé azzurro che si vende come prodotto per famiglie. Dispensa sorrisi e promette pompini. In the back of your mind. Si agitano e ballano. Io sono loro, e loro sono me. Dieci minuti a fuoco lento, poi aggiungete un mestolo di brodo e strofinatemelo nella figa, spiega. Novecento morti in dodici giorni si chiama guerra contro il terrorismo. A mille un buono benzina e con soli 199 euro in più un nuovo maxischermo ultrapiatto in omaggio con decoder digitale terrestre integrato. Gli inglesi dicono che inquina come un SUV ma vi aspetto domani sera per continuare a giocare. Stasera nella foga di scoparti tua moglie pensa a me. Domani nella battaglia pensa a me. Domani nella battaglia se facciamo in fretta arriviamo a mille. Primo piano sul bambino che ha perso la gamba. Ora la bambina con la kefia e il fratellino in braccio. Ora zoom sul cadavere. Il corpo della mia sorellina devastato dall’impatto con il metallo. I bambini di Gaza City li avvertiamo con gli sms prima del bombardamento. Mia sorella mi ha avvertita con un sms prima di buttarsi di sotto. Di planare contro l’auto in sosta e rotolare sull’asfalto.  L’hub di Malpensa, l’hub di Fiumicino. Scommetto 199 euro che non lo sapete cos’è un hub. Se vinco faccio a mezzo con Olmert e prendiamo il maxischermo. Noi la vostra crisi non la paghiamo dice. E nemmeno il maxischermo. Ce l’ho messa bene la kefia? Chiede. Che adesso ci riprendono mentre teniamo lo striscione. Com’era quell’altro? Come facciamo a morire sul alvoro se ci ammazzate prima? Ecco sì, quello. And in the back of your mind, I know you should be fuck me. Insistente, gioiosa. La mia di kefia l’ho comprata a Parigi. Ho voglia di tornarci. Il dieci per cento delle vostre vincite andrà ai bambini poveri del sud del mondo. Prendetevela nel culo, Gaza sta a nord. Sognate di darglielo nel culo, stasera lo prenderà dal padrone, domani sarà in parlamento. I know you should be fuck meI know… la pagherete tutta invece. E non rompete per un ragazzino schiacciato dal soffitto della scuola. Guardate i bambini palestinesi che crepano in silenzio. Sono bravi loro, e sorridono.

Spengo la tv e finisco il secondo bicchiere. Vorrei finire tutta la bottiglia, ma ho un cliente fra un’ora. Non da guadagnarci un ministero, ma ho già perso troppi soldi ultimamente per lasciar perdere. Riempio il terzo bicchiere. Vaffanculo. Lascio perdere. Sarà per il prossimo. Stasera voglio dormire con Jack… o Anita... o Antonella… o con tutti e tre.

Scivolo sotto la doccia. L’acqua calda che mi accarezza la pelle, scioglie l’odore dell’avvocato di oggi pomeriggio. Il corpo tonico di plastica e palestra. Tutti uguali ormai. Aveva roba buona comunque e non era nemmeno tanto male. A pecorina ovviamente. Maschio dominante che non guarda neppure in faccia la sua troia. Colpi duri e decisi, ma almeno è durato abbastanza da farmi sentire qualcosa. Da sciogliermi un po’. Da quando è successo faccio fatica a venire con i clienti. L’SMS, poi lei, piccola, sull’asfalto. Ma si tratta comunque di incontri fugaci e redditizi. Il loro schizzo di piacere sulle mie labbra li fa sentire bene, e io fingo di sentirmi onorata di cotanto sperma sulla mia bocca preziosa… quando sarebbe meglio un sorso di rum. Entrando saluto la ragazza delle pulizie. Spettinata, mal truccata con quel rossetto troppo rosa, le mani non più belle, ruvide e rovinate, il camice a righe azzurre, brutte e sottili. Lui nemmeno ti guarda vero? So che lo vuole, è facile da capire… vuole me. Il villino è in centro. Roba costosa. Due stanze sopra lo studio. Un divano in pelle nera su cui sfogare la sua frustrazione di mezz’età con la “sua” bella Satin. Sai di seta e di rose, lo sai, tesoro? E tu sai di morto, ma i tuoi soldi sono buoni, il lavoro leggero. Pagami e scopami. Ma dico sai di uomo… mi ecciti da morire… dai prendimi qui sul divano. Mi fanno impazzire gli uomini di successo. Tolgo il cappotto… maglione e pantaloni… gli stivali no. Tacchi alti e sottili. Ti piaccio un po’ troia vero? Si attacca ai fianchi, comincia a pompare, io mugolo di piacere, ma penso ad altro. Ora mi accarezzo sotto la doccia calda. Mi prendo il mio piacere, vero. Lentamente. Le unghie a pizzicare il clitoride, strofinare piano, come fossero le mani non più belle, ruvide e rovinate della ragazza… le sue labbra, mal truccata, con quel rossetto troppo rosa. Il camice steso sotto di noi come un tappeto.

Corpi rovinati dal lavoro, invisibili… il suo. Corpi macerati dall’odio, dall’alcol e da tutto il resto… il mio. Vorrei prendere quei corpi di plastica e metterli sotto le bombe. Ora.

I know


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lunedì, 12 gennaio 2009

Gocce

E' passato quasi un anno... più o meno...
veloce e cattivo... e cattiva io.

Forse ho frammenti di una storia da raccontare... forse no.
Forse è solo l'alcol che gocciola dentro di me...
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domenica, 04 maggio 2008

Dee

Il terzo Americano dura poco, come tutti. Sono rientrata da un’ora e sono ormai abbastanza ubriaca da sentirmi allegra e felice. Antonella e Anita sono già uscite per andare al pub. Per fortuna che la mia cuccioletta non aveva mollato il lavoro da cameriera… le avevano promesso mari e monti durante lo stage, e come al solito, spremuta come il lime che mi servirebbe ora per un buon mojito, l’hanno lasciata a casa.
Jack è sparito di nuovo. Chissà se un giorno scoprirò quanto è illegale quello che fa. E soprattutto cosa fa.
Sorseggio e lascio che il sapore dell’angostura aggiunta al cocktail mi stuzzichi la lingua. In tivù un commentatore anche abbastanza carino mi racconta che tra l’inutile e lo schifo ci siamo regalati altri cinque anni di schifo. Il cellulare s’illumina e fa vibrare il tavolo. Appena sento la sua voce si accende un piacevole languorino al basso ventre. Dopo quella volta ci eravamo viste per un mesetto, sporadicamente, poi lei era partita.
Prima mi propone il lavoro. Accetto. E già mi viene da ridere quando scopro di chi si tratta. Poi mi dice che se voglio possiamo vederci prima.

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Belle ed eleganti come al solito. Le gambe scoperte si sfiorano sotto il tavolino della hall mentre dividiamo la bottiglia di champagne che finirà sul conto dell’onorevole cliente. Anche se il nome ovviamente non sarà il suo. Appena rieletto per l’impegno dimostrato nel difendere i valori della famiglia, è passato troppo poco tempo dall’ultimo scandalo a base di coetanee della figlia e coca tagliata male. Se questa volta ci siamo io e Anne, deve aver capito che la qualità ha il suo prezzo, ed è meglio evitare principianti desiderose di comparire in televisione più che di guadagnare il giusto compenso per favori concessi a molti altri senza spesa.
Sedute sul divanetto con le spalle alla sala, Anne fa scivolare la mano fresca e curata sotto la mia gonna. Mi accarezza piano, spingendo il perizoma fra le labbra umide che si schiudono appena le sfiora. E’ una fata e io sono il suo fiore. Mi piego su di lei, premendo il seno, libero sotto la seta sottile, contro il suo braccio. Scivolo con le labbra al suo orecchio sfiorandolo appena con la lingua.
Mentre parla esplora le pieghe del mio sesso con dita sottili e veloci, comincia a tormentarlo con le unghie. Assaporo le sensazioni senza abbandonarmi troppo al piacere. Mi aiuta la conversazione. Mi racconta che è stata a Milano per un po’, ma tutta la città le sembrava un lercio bordello di periferia, poi a Madrid. Non dice perché è tornata.
Scivolo sotto il suo vestito e comincio a restituirle parte del piacere che mi sta regalando. Manteniamo un contegno ammirevole che non fa immaginare il miele che bagna le nostre mutandine e il calore della carne accogliente in cui si fanno strada le dita
Racconto della rottura con i miei genitori. Ride quando le dico dell’ultima volta con l’uomo di mia madre, e sento come la sua mano diventi improvvisamente più avida del mio piacere. Le racconto di mia sorella e di Ana. Di come hanno reagito male i miei, spingendo la piccola verso l’unica via di fuga che le rimaneva. Dice che vuole consolarmi, e anche se ormai non ce n’è più bisogno, le rispondo che lei è la mia cura. Quando arrivo a dirle della vendetta capisco che non sarà un dolce balsamo per le mie ferite ma una furia di violento godere.

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Andiamo in bagno. Ci chiudiamo in uno degli stanzini doppi con ampi antibagno in marmo, porcellana e decorazioni floreali. Ci spogliamo in fretta, distese sul freddo ripiano di marmo rosa i nostri corpi si avvinghiano. Respiro il profumo leggero della sua pelle e quello più intenso del suo sesso, che ormai impregna le mie dita. Le gambe lisce premono e strofinano i sessi, i seni si schiacciano e si uniscono, il desiderio diventa troppo. Mi alzo e mi giro, porto la bocca vicino al suo fiore, e comincio a bere, mentre con una mano mi faccio strada dentro di lei. Ogni mio movimento è coordinato ai suoi. Acceleriamo. Entriamo più a fondo l’una nell’altra, finché non raggiungiamo insieme il piacere fra gemiti e grida strozzate che ognuna soffoca nel sesso implume dell’altra.
Vorrei restare per sempre lì, nel suo piacere, la bocca contro le labbra bagnate a percepire le sue contrazioni. Invece ci alziamo, ci vestiamo e ci ricomponiamo. Due tiri offerti da Anne. Aggiustiamo il trucco e usciamo. E’ ora di andare sù. Le due dee faranno godere il vecchio maiale dai sani principi cattolici a spese del popolo italiano.

 

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lunedì, 11 febbraio 2008

Anita



alexia008

In questi mesi di silenzio la famiglia s'è allargata. Dopo l'arrivo della sottoscritta, Antonella ha dato asilo ad altri due profughi marchiati dal segno della sventura...

Il primo ad arrivare è stato il mio micio. L'avevo lasciato alla mia sorellina per farle compagnia e tenerla d'occhio, lui ultimo adulto rimasto in quella casa. O forse unico adulto che mai vi abbia abitato.
Quando però è successa la cosa brutta a cui ho accennato nel post precedente, mia madre l'ha buttato fuori di casa perché le ricordava troppo la piccola. Quanto meno ha avuto la decenza di comunicarmi lo sfratto, ed io, che non sembra ma sono la persona più buona e dolce del mondo, sono corsa a recuperarlo prima che venisse adottato dal paraurti di un'auto.
Poco dopo è arrivata anche Anita. Bella, piccola (in termini fisici), e perfetta per completare il trio...

Questo piccolo preambolo solo per introdurvi a una presentazione più esauriente della nostra nuova coinquilina, che ho postato qualche giorno fa in un sito di pessima fama. Luogo che fa quindi tanto pandan con la vostra Satin, e dove mi sono lasciata andare a qualche lincenza poetica e sono stata un po' più diretta del solito. Siete quindi avvisati, cliccate a vostro rischio e pericolo...


Sineadxxa02028

[continua a leggere]




PS: Date uno sguardo al banner "Game Rules" per favore...
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Imbronciata... anzi, direi offesa


kymberly016

Pare che io non abbia vinto. Anzi, pare che mi sia piazzata proprio male. Non che la cosa abbia valore, ma volevo vincere, per poi poter dire che in fondo non me ne importava granché...
Adesso sono molto, molto offesa con tutti voi, a parte i 28 (pochissimi!!!) che mi hanno votata, che mi avete rovinato il gioco... se il blog non vi piace basta dirlo...
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mercoledì, 30 gennaio 2008

On air


tere_zailova

Il video finisce e lo schermo resta nero. Un'altra sorsata di rum. Schiaccio play e riparte per la terza volta. La donna entra in una camera che conosco bene. Indossa un vestito da sera nero che le scopre la schiena. Tacchi alti e capelli raccolti. Il ragazzo la segue e la prende al volo quando lei inciampa ubriaca nel tappeto. Ride sguaiata. Lui la fa inginocchiare, si apre i pantaloni e glielo strofina sul viso. Lei continua a ridere inseguendolo con la lingua e muovendo la testa. Piccoli colpetti che cominciano ad avere un certo effetto su quel sesso che mi piace tanto. Quando è abbastanza duro lo prende in bocca e comincia a succhiarlo sbavandolo tutto. E' brava la stronza, anche se non quanto me. Ora capisco perché mio padre ci abbia piantato per lei. Ci gioca per bene mentre con la bocca scivola verso le palle. Le muove con la lingua mentre lui la dirige premendole la testa. Mi eccita questo spettacolino, comincio a toccarmi sfregando il perizoma umido fra le gambe, spingo la stoffa fra le labbra strofinandomi con piacere mentre lui le esplode in bocca. Bevo dalla bottiglia e gocce di liquido scuro mi scivolano sulla pelle. Dopo il primo schizzo lo tira fuori e le imbratta la faccia. Rivoli di piacere le colano verso il seno un po' moscio ma ancora attraente. Lui la fa rialzare e la spinge sul letto facendola mettere a quattro zampe. Lei si gira e lo guarda ansiosa mordendosi le labbra, mentre lui le rovescia la gonna sulla schiena e le sfila le mutandine. Mi infilo un dito e comincio a muoverlo con calma. Strofino il clitoride e lo pizzico un po' fra le unghie. La bottiglia premuta tra i seni, lecco il bordo bagnato sogghignando di piacere al pensiero di quello che verrà dopo. E non mi riferisco al video. Lui si posiziona dietro a lei in ginocchio penetrandola con un colpo deciso. Scivola dentro con facilità strappandole un mugolio di piacere. La pompa deciso e la stronza ubriaca comincia a biascicare oscenità. Lui lo sfila e inizia a strusciarlo contro la vagina umida e pulsante. Lo prega di darglielo ancora, allunga una mano accasciandosi sul letto e cerca di infilarselo da sola. Per tutta risposta riceve un sonoro ceffone sul culo che nonostante i soldi spesi da mio padre in ginnastica e massaggi tradisce l'età. Lui lo spinge dentro ancora una volta, la possiede con forza fino a farla venire fra urla di piacere. A quel punto esce e la rigira con forza. La stronza ride e gli chiede di far piano con una vocina cantilenante da bimbetta offesa mentre lui le si piazza sopra a cavalcioni ordinandole di masturbarlo. Lo prende in mano e lo sega veloce. Questa scena mi fa impazzire. Muovo le dita andando a sfiorare ed a sfiorare gli anfratti più profondi del mio piacere, mentre lui le imbratta di nuovo il viso, il decolté e il vestito da mignotta regalatole da mio padre. Vengo di piacere e vendetta per la mia sorellina che non c'è più. Bevo l'ultimo sorso e appoggio la bottiglia sul pavimento.
Domani questo video lo spedisco a papà. E poi ringrazio Jack come merita per essersi “sacrificato” con la stronza.


tenti_caminettoB&WZ-Blog Awards, Sw4n powered: Nominee
 
Parole sussurrate da MlleSatin alle 21:52 in: sesso, liberi pensieri, morte, jack, ely , piccole vendette, tristezze di famiglia
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Capita


crystal_klein

Capita che una abbandona la blogosfera per qualche tempo, poi torna, scrive due righe, naviga un po' e finisce per scoprire che esistono gli Z-Blog awards. Così, due ore prima che vengano chiuse le nominations, fa da sola e si nomina, poi ripassa di lì e si trova in concorso fra i blog erotici... chissà poi perché.
A questo punto che dire? Mi avete coccolata e stuzzicata, vi siete strusciati fra le mie gambe, contro le mie parole e i miei pensieri. Siete stati bravi, ma soprattutto brave.. una certa voglia me l'avete fatta venire. Io torno a scrivere, voi però fate che votarmi... adesso voglio vincere, sennò che gusto c'è?

Z-Blog Awards, Sw4n powered: Nominee
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giovedì, 24 gennaio 2008

Voglie



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Vedo che di qui ogni tanto qualcuno passa... forse ho di nuovo voglia di scrivere. Forse no. Provate a farmela venire voi... poche domande sulla mia assenza però, potrei sparire di nuovo. Intanto mi leggo i vari pvt accumulati in questi mesi e ci penso.
Vi bacio tutte e tutti...

Parole sussurrate da MlleSatin alle 18:46 in: sesso, liberi pensieri
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martedì, 21 agosto 2007

Eccomi qui



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Sono tornata, purtroppo. Qui sembra già autunno, mentre là era ancora estate.
Là ho respirato la libertà che ho dentro, tutta intorno a me, perdendomi in orizzonti distanti, bruciando al sole e assaporando resti di un passato che sogno mio.
Sapori e profumi d'oriente scovati viaggiando in direzione contraria. Paesaggi aridi e asciutti, pochi giardini lussureggianti e rare fontane come pietre preziose, e poi il mare...
Città indolenti e languide come solo una donna appagata può essere, come spesso mi sono sentita io dopo incontri di cui forse vi racconterò... rovine di palazzi e città dimenticate come in un sogno. E spero di non deludervi, ma il blog non era fra i miei pensieri.
Là, tanto per capirci, era l'Andalusia, passando per La Mancha e Valencia... qua è l'Italia, che mi piace poco, sarà per i troppi italiani. Anche là ce n'erano, ma non erano certo quelli di Barcellona o Ibiza e si sopportavano, cercando comunque di allontanarsene in fretta.
Ora vado, un caffè e poi sparirò sotto una coperta, le dita umide del mio piacere, caldo come vorrei fosse caldo qui, aspettando Antonella per consolarci insieme...


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